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Uno sguardo sulle fortificazioni italiane in età contemporanea

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Varese

Il saliente rappresentato dal Canton Ticino – ben all'interno della catena alpina principale – poteva costituire un'incognita per la sicurezza della frontiera settentrionale del Regno d'Italia.
Già pochi anni dopo l'Unità si era valutata l'opportunità di costituire un campo trincerato a nord di Varese, che proteggesse la città e quindi la pianura padana da forze ostili provenienti dal territorio elvetico1. Tuttavia questioni finanziarie obbligarono i comandi militari a concentrarsi su altri settori ritenuti più urgenti.
Solo all'inizio del Novecento il tema della sicurezza lungo il confine svizzero venne affrontato con iniziative concrete. Le risorse più consistenti vennero destinate alla Valtellina mentre sulle prealpi varesine si finanziarono alcuni appostamenti campali sul monte Campo dei Fiori e sul monte Martica, entrambi alla periferia settentrionale della città, oltre che sui monti Piambello e Scerré2.
Solo a guerra inoltrata il timore di una violazione della neutralità della Confederazione, da parte degli eserciti austro-tedeschi, spinse lo Stato Maggiore a procedere alacremente alla costituzione di una vera linea difensiva.
Il 16 gennaio 1917, a Varese (villa Pfitzmajer) venne costituito il Comando 'Occupazione Avanzata Frontiera Nord' (OAFN, meglio nota coma linea Cadorna). I lavori – nel settore Verbano-Ceresio – si concentrarono a ridosso del fiume Tresa e del lago di Lugano, o comunque ben più a nord del nucleo urbano.
Nel primo dopoguerra strade e trinceramenti vennero pressochè abbandonati e l'intero territorio non venne coinvolto nella costruzione di opere costituenti il vallo Alpino. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la frontiera varesina faceva parte dell'XI Settore di copertura GAF.
Se l'offesa terrestre era pressochè da escludere, diversa era la questione relativa alla terza dimensione. La presenza di un importante stabilimento aeronautico (Aeronautica Macchi, in via Sanvito) rendeva infatti la città un obiettivo pagante. Tuttavia almeno fino al giugno 1943 non risultano presenti batterie contraeree3.
Il sistema di difesa passivo rivelò numerose lacune: problemi con le sirene d'allarme e scarsità di rifugi antiaerei. Secondo un documento risalente al gennaio 1944, esistevano in città sei ricoveri pubblici di tipo permanente, per una capacità complessiva di quasi 1.500 persone4. A questi si dovevano aggiungere (in città e nei rioni circostanti) una ventina di ricoveri pubblici anticrollo, ricavati tramite puntellamento degli scantinati ed in grado di ospitare meno di 5mila persone. I ricoveri privati di circostanza risultavano essere 595 e potevano accogliere circa 25mila persone.
La città – nell'aprile 1944 – fu oggetto di due incursioni aeree Alleate5 che portarono gravi danni al tessuto urbano, oltre alla distruzione degli impianti industriali della Macchi, dove venivano prodotti i caccia MC205.
Gli effetti nefasti dei bombardamenti portarono ad un'accelerazione degli studi relativi. Vennero incrementati i ricoveri privati di circostanza, che raggiunsero il numero di ottocento. Inoltre la popolazione venne autorizzata – durante gli allarmi – ad utilizzare la galleria delle Ferrovie Nord-Milano di San Pedrino, posta sotto la collina di Bosto. Comunque fortunatamente la città non fu più sottoposta ad ulteriori bombardamenti.

Sinteticamente, le fortificazioni varesine sono (da ovest ad est):
Appostamento (cosiddetto forte di Orino) (Anno di costruzione: dopo il 1910; Tipologia: postazione di artiglieria campale, con armamento principale in barbetta; Comune: Cuvio; Località: crinale monte Campo dei Fiori (cima forte di Orino); Altitudine: 1134m s.l.m.; Coord.: 45.873056, 8.737137; Stato di conservazione: esistente; Modalità di accesso: visitabile);
Appostamento (Anno di costruzione: dopo il 1910; Tipologia: postazione di artiglieria campale, con armamento principale in barbetta; Comune: Varese; Località: monte Tre Croci ('piazzale del cannone'); Altitudine: 1124m s.l.m.; Coord.: 45.869466, 8.779109; Stato di conservazione: tracce; Modalità di accesso: visitabile);
Appostamento (Anno di costruzione: dopo il 1910; Tipologia: postazione di artiglieria campale; Comune: Brinzio; Località: monte Martica).

Per quanto riguarda le opere di protezione antiaerea, si segnala (all'incirca, da nord a sud):
Ricovero pubblico di via G.B. Vico (Anno di costruzione: 1943-1944 ca.; Tipologia: opera dedicata in galleria; Località: Sant'Ambrogio Olona; Capienza: 380 persone ca.; Stato di conservazione: esistente; Modalità di accesso: non visitabile);
Ricovero pubblico di via Londonio (Anno di costruzione: 1943-1944 ca.; Tipologia: opera dedicata in galleria; Località: Ronchetto Fé; Capienza: 380 persone ca.; Stato di conservazione: esistente; Modalità di accesso: non visitabile);
Ricovero pubblico di via Crispi (Anno di costruzione: 1943-1944 ca.; Tipologia: opera dedicata in galleria; Località: Masnago; Capienza: 380 persone ca.);
Ricovero pubblico di viale dei Mille (Anno di costruzione: 1943-1944 ca.; Tipologia: opera dedicata in galleria; Località: Biumo Inferiore; Capienza: 800 persone ca.; Stato di conservazione: esistente);
Ricovero pubblico di via Adamoli (Anno di costruzione: 1943; Tipologia: opera dedicata in galleria; Capienza: 16 persone ca.);
Ricovero pubblico di viale delle Vittorie (ora viale XXV Aprile) (Anno di costruzione: 1943-1944; Tipologia: opera dedicata in galleria; Località: montagnola del palazzo degli Studi; Capienza: 700 persone ca.);
Ricovero pubblico del Giardino pubblico (Anno di costruzione: 1943; Tipologia: opera dedicata in galleria; Località: giardini Estensi, con ingressi in via F. Lonati e nei pressi di via E. Copelli; Capienza: 600 persone ca.; Lungh. 140m; Stato di conservazione: esistente; Modalità di accesso: visitabile occasionalmente; Note: oltre ai due ingressi, era dotato di una uscita di sicurezza che – tramite una scala a chiocciola – conduceva in superficie);
Ricovero pubblico di piazza Impero (ora piazza della Repubblica)-Colonia Terapica (Anno di costruzione: 1943-1944 ca.; Tipologia: opera dedicata in galleria; Località: colle di Bosto; Capienza: 1.275 persone ca.);
Ricovero pubblico di via Tamagno (Anno di costruzione: 1943; Tipologia: opera dedicata in trincea; Capienza: 90 persone ca.).

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1 Cfr: Relazione a corredo del piano generale di difesa dell'Italia presentato al Ministro della guerra il 2 agosto 1871 dalla Commissione permanente per la difesa generale dello Stato istituita con R. Decreto del 23 gennaio 1862, citata in: ASCOLI Massimo-RUSSO Flavio, La difesa dell’arco alpino. 1861-1940, Roma, USSME, 1999, pag. 150.
2 Cfr: TROTTI Antonio, I sistemi difensivi e le grandi opere fortificate in Lombardia tra l'Età Moderna e la Grande Guerra, Milano-Temù, Regione Lombardia - Museo della Guerra Bianca in Adamello, Vol. 2: Le grandi opere in caverna della Frontiera Nord, 2011, pagg. 40-41 e: MINOLA Mauro-RONCO Beppe, Fortificazioni di montagna dal Gran S. Bernardo al Tonale, Azzate, Macchione Editore, 1999, pag. 57).
3 Cfr: VESCO Alessandra (a cura di), Piccolo e grande allarme: I rifugi antiaerei della Breda Meccanica Bresciana, Brescia, Associazione Museo della Melara, 2017, pagg. 109-111.
4 Palazzo del Governo (via Montebello, 250 posti), Consiglio Provinciale Corporazioni (piazza Monte Grappa, 100 posti), Istituto Credito Varesino (via Foscolo, 100 posti), Istituto Nazionale Previdenza Sociale (via Volta, 300 posti), Cassa di Risparmio delle Province Lombarde (via Leopardi, 100 posti) e la galleria sotterranea sotto i giardini pubblici (via Lonati/via Copelli, 600 posti). Un’altra piccola galleria in via Adamoli poteva contenere sedici persone. Altri sei ricoveri in galleria erano in corso di finimento (viale delle Vittorie, 700 posti) o di costruzione (viale dei Mille, 800 posti; piazza Impero-colonia Terapica, 1275 posti; via Londonio, 380 posti; via Crispi, 380 posti; via Vico, 380 posti). Cfr.: MACCHIONE Pietro, Aprile 1944: Varese sotto le bombe, Varese, Macchione Editore, pagg. 72-75.
5 Il primo bombardamento venne effettuato dalla RAF nella notte del 01/02 aprile, con effetti quasi nulli sul piano militare. Il tessuto urbano subì la quasi totalità dei danni, diciassette furono le perdite civili. Il secondo raid venne compiuto dall'USAAF il 30 aprile e raggiunse in pieno gli obiettivi prefissati. In quell'occasione le perdite civili furono ottantuno.

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