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Uno sguardo sulle fortificazioni italiane in età contemporanea

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Ventimiglia (IM)

Nell'ambito del piano di riassetto difensivo della frontiera occidentale che interessò il Regno di Sardegna nei primi anni della Restaurazione, si decise di fortificare la città di Ventimiglia al fine di sbarrare la strada litoranea (oggi via Aurelia) iniziata in periodo napoleonico e completata nelle grandi linee dallo Stato Sabaudo intorno al 1828. A tale scopo nel 1831 venne eretta una tagliata nel sito precedentemente occupato da un convento dedicato all'Annunziata. L'azione dell'opera sarebbe stata appoggiata dal sovrastante forte San Paolo (risalente al XIII Secolo ma rimodernato negli stessi anni) con cui era collegata tramite passaggi coperti.
La cessione alla Francia della contea di Nizza in conseguenza della II Guerra d'Indipendenza1, portò la città di Ventimiglia in una posizione di 'prima linea'. Tuttavia la piazzaforte non venne rafforzata ed anzi, nel 1883, se ne ordinò la radiazione2. Forte San Paolo venne in gran parte demolito e la Ridotta dell'Annunziata venne declassata a caserma.
Solo a partire dal primo dopoguerra si intraprese la realizzazione di un nuovo sistema difensivo, non più basato su forti isolati ma che – in conseguenza dell'esperienza bellica – prevedeva una serie di postazioni permanenti o campali (centri di resistenza, appostamenti allo scoperto, ricoveri ed ostacoli passivi), atti a garantire il controllo delle posizioni rilevanti e di sbarrare le vie di accesso. Tale sistema assunse il nome di 'Vallo Alpino'3.
Nell'area di Ventimiglia la linea difensiva correva all'incirca lungo i rilievi montuosi posti su entrambi i versanti del fiume Roja4. Alcune opere attive e sbarramenti vennero posti a copertura della via Aurelia e del litorale costiero.
Nei pochi giorni intercorsi fra la dichiarazione di guerra dell'Italia e la firma dell'armistizio5 – durante la cosiddetta 'Battaglia delle Alpi' – i combattimenti si tennero nella quasi interezza in territorio francese e pertanto le postazioni del Vallo non furono particolarmente impegnate. Fra gli scontri di confine, da segnalare quelli sul ponte San Luigi, dove i fanti della divisione 'Cosseria' cercarono inutilmente di sfondare, fermati da un avamposto della Linea Maginot.
In conseguenza del trattato di pace (Parigi, 10 febbraio 1947), la frontiera terrestre occidentale subì alcuni arretramenti (art. 2) e le fortificazioni rimaste in territorio italiano – entro una distanza di 20 km – dovettero essere smantellate (art. 476). Tuttavia non sempre l'opera di demolizione fu completa, e ciò rende possibile ancor oggi alcune visite seppur con difficoltà e con le necessarie cautele.

Sinteticamente, i forti presenti nel territorio comunale sono:
Ridotta dell'Annunziata (Anno di costruzione: 1831 ca.; Località: Via Verdi; Stato di conservazione: buono; Proprietà: comunale; Uso attuale: Museo; Modalità di accesso: visitabile);
Forte San Paolo (Anno di costruzione: XVIII Secolo; Località: Via Forte San Paolo; Uso attuale: sede di ripetitori televisivi e di magazzini privati; Modalità di accesso: non visitabile);

Fra le opere di origine bellica ancor oggi esistenti, al momento si ha notizie di (da ovest ad est):
● postazione in caverna in località Ponte San Luigi;
● ricovero in caverna in località Ponte San Luigi;
● due bunker in località Balzi Rossi, con tiro rivolto verso la Francia;
● bunker in località Balzi Rossi, con tiro rivolto verso la spiaggia dei Pescatori;
● ricovero per sbarramento stradale e fornello da mina in c.so Toscanini;
● fornello da mina in via Verdi;
● 'tobruk' in località Città Alta, via del Capo.

Fra i ricoveri antiaerei pubblici, al momento si ha notizie di:
● Ricovero in galleria con ingressi in via Biancheri e passeggiata Marconi (ora galleria stradale 'Scoglietti');
● Ricovero in galleria con ingresso in località Città Alta, via del Capo;
● Ricovero in galleria con ingressi in via San Secondo.

_________________________
1 Trattato di Torino, 24 marzo 1860.
2 Regio Decreto 8 Luglio 1883 'che manda radiare dal novero delle fortificazioni dello Stato le opere costituenti la piazza di Ventimiglia'.
3 L'Organizzazione difensiva permanente in montagna nacque ufficialmente nel 1931 (MINISTERO DELLA GUERRA. COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE. UFFICIO OPERAZIONI, Circolare 200 del 6 gennaio 1931) e venne via via integrata da successive direttive (Circolari 800 del 5 marzo 1931, 300 del 24 gennaio 1932, 450 del 27 gennaio 1936, 7000 del 3 ottobre 1938, 15000 del 31 dicembre 1939, 13500 del 14 agosto 1941). Era diviso in diciannove settori (saliti poi a ventitre entro il 1° giugno 1940) e copriva i 1581 km della frontiera terrestre italiana. Assunse il nome di 'Vallo Alpino' o più esattamente di 'Vallo Alpino del Littorio' poco prima dello scoppio della guerra (il primo ad utilizzare ufficialmente tale termine fu il gen. Soddu, Sottosegretario di Stato alla Guerra, in occasione di un discorso tenutosi il 13 marzo 1940). A presidiare le opere venne destinato un corpo di nuova costituzione: la 'Guardia alla Frontiera', istituita con R. Decreto-legge 28 aprile 1937 n.833, ma con validità retroattiva al 20 dicembre 1934.
Il territorio comunale di Ventimiglia – al 1° febbraio 1938 – rientrava nell'ambito del I Settore di Copertura ('Bassa e Media Roja', con sede a Bordighera), che si estendeva dal Mar Ligure a Marta e dipendeva dal Corpo d'Armata di Alessandria (II). Esso era articolato su tre sottosettori: I/a con sede a Ventimiglia, I/b con sede a Pigna e I/c con sede a Molini di Triora. In seguito – a partire dal 27 gennaio 1940 – il I Settore venne limitato alla Testa d'Alpe ed assunse la denominazione 'Bassa Roja'. Il sottosettore I/a venne diviso in due (I/a 'Destra Roja', con sede a Ventimiglia e I/b 'Sinistra Roja', con sede a Dolceacqua) mentre i sottosettori I/b e I/c divennero V/a 'Muratone' e V/b 'Marta' (V Settore di Copertura 'Media Roja', con sede a Taggia). La dipendenza era nel frattempo passata al XV Corpo d'Armata, con sede a Genova.
4 Le opere in Destra Roja realizzate all'interno del territorio comunale facevano parte dei seguenti capisaldi: 1° 'Castel d'Appio', 2° 'Monte Magliocca', 3° 'Stretta Bevera', 4° 'Confluenza Bevera-Roja', 5° 'Colle di Bevera' e 6° 'Monte Pozzo'.
5 Roma, Villa Incisa, 24 giugno 1940.
6 'Il sistema di fortificazioni ed installazioni militari permanenti italiane lungo la frontiera franco-italiana e i relativi armamenti saranno distrutti o rimossi. Dovranno intendersi comprese in tale sistema soltanto le opere d'artiglieria e di fanteria, sia in gruppo che isolate, le casematte di qualsiasi tipo, i ricoveri protetti per il personale, le provviste e le munizioni, gli osservatori e le teleferiche militari, le quali opere od impianti siano costruiti in metallo, in muratura o in cemento, oppure scavati nella roccia, qualunque sia la loro importanza e l'effettivo loro stato di conservazione o di costruzione. La distruzione o la rimozione, prevista dal paragrafo 1, di cui sopra, dovrà effettuarsi soltanto nel limite di 20 chilometri da qualsiasi punto della frontiera, quale è determinata dal presente Trattato e dovrà essere completata entro un anno dall'entrata in vigore del Trattato. Ogni ricostruzione delle predette fortificazioni ed installazioni è vietata. Ad est della frontiera franco-italiana è vietata la costruzione delle opere seguenti: fortificazioni permanenti, in cui possano essere installate armi capaci di sparare sul territorio francese o sulle acque territoriali francesi; installazioni militari permanenti, che possano essere usate per condurre o dirigere il tiro sul territorio francese o sulle acque territoriali francesi; locali permanenti di rifornimento e di magazzinaggio, edificati unicamente per l'uso delle fortificazioni ed installazioni di cui sopra. Tale proibizione non riguarda altri tipi di fortificazioni non permanenti, né le sistemazioni ed i locali di superficie, che siano destinati unicamente a soddisfare esigenze di ordine interno e di difesa locale delle frontiere. In una zona costiera della profondità di 15 chilometri, compresa tra la frontiera francoitaliana e il meridiano 9º 30'E, l'Italia non dovrà stabilire nuove basi o installazioni navali permanenti, né estendere quelle già esistenti. Tale divieto non involge le modificazioni di minore importanza, né lavori per la buona conservazione delle installazioni navali esistenti, purché la capacità di tali installazioni, considerate nel loro insieme, non sia in tal modo accresciuta'.

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